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ANTOLOGIA CRITICA

First Choice
Francesco Gallo

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Scegliere è sempre arbitrario, un mettere a nudo un soggetto e un oggetto, aprire un modulo in cui inscrivere un'estetica, la
propria, che può essere condivisa o meno. In questo caso si è costituita una sintonia tra artista e scrittore, tra immagine e
scrittura. Essere d'accordo nella scelta, operata a distanza, vuol dire, stare nella medesima onda culturale, nello stesso
passaggio di civiltà. Un passaggio che intende un alto passo, dal percorso irto e tortuoso, non si può andare pesanti, di troppi ricordi e troppi sentimenti, solo ai leggeri può darsi il visto. Così avviene che la fiction si dipana come un filo antropologico, si distende come uno specchio di Narciso, ma è lusinga del presente labile e imprendibile che pensa il futuro,
dà volto all'utopia prensile della cartella in cui s'annotano le malie del questo sì, questo no!
Lottatori animati da principi inderogabili con spirito di albero illuminante. Sembra di assistere ad un sogno, all'animazione di
un desiderio che prolunga ogni sua realtà destinata a spegnersi nell'alba, oltre le lusinghe della notte. A stamparsi in una lastra di sovrapposizioni, contaminazioni, dissolvimenti e latenti apparizioni, dove c'è di tutto e c'è di niente, da Chisciotte ad Asterix, filtrati da un inderogabile Klee, da un ingradito Baruchello. E' singolar tenzone. Sono fulmini e saette. E' virtù smarrita nel virtuale. E' televisione della mente che ha perduto la parola d'ordine per accedere alla memoria. S'accontenta
dell'attimo.
Rotte confuse di un giocoliere celeste. Sotto sopra. Soqquadro.
Caos. Moto. Esplosione, Caleidoscopio. Niente di tutto questo.
Costruzione sapiente. Corrispondenza fantastica. Viaggio inter. Marcia feconda al futuro. Gioiosa macchina da spazio. Neanche questo.
E allora avanti, a sbizzarirsi in nuovi centauri, in arcani fumetti, in nobili scampoli di meraviglia, in tanti giochi, in biblioteca di codici, con pagine volanti, come olandese, come un barone,
come un dannunzio duemila.
Danza apotropaica con asta virtuale. A destra il passato. A sinistra il futuro. Nel mezzo il presente. Sempre di corsa.
Sempre un destino. Sempre una beffa. Non s'arriva mai. Forse non si parte. Si stacca da chiodo, l'arma fatale, il principe azzurro, il feroce saladino.
Zac! Zac! Ombra colorata. Pasto indigeribile. Cubo Futuro Tzara De Chir Kand Mond. E' un virus. E' un virus. Serve un vaccino. Morte alla morte.
Essere industrioso con finezza di spirito. Uno. Due. Tre. Venti. Quaranta. Cresce il fatturato. S'alza la curva. S'inonda il mercato. Si cade daccapo. Risorge il mandato. Andato e ritorno.
Comincia l'esborso. S'inceppa il quadrante. Big Apple appunta la mina. Risale la freccia. Gioca il pallone. Gira il compasso. Mezza e la luna. Coda di drago. Copia e cornu. Come stendardo. Cuore in via di cino. Occhio sovrano. Freccia ulteriore.
Big Bang. Primum oggetto. Deinde consumo. Alla fiera del desiderio non è importante che sia importante. E' importante che sembri, sembri, sembri. Fortissimamente.
Vaghe aspirazioni teosofiche di un Golem telematico con Armamentario fantasioso. Rosa di nome. Cabala di fatto. Filo che tesse. Sofia che tosse. Alchimia. Mercurio e Cromo.
Apollonio è volato. Giona è spuntato. Milarepa è venuto. Simone è caduto. Tutto è avvenuto. Teo è motore. Immobile. E' onto. E' tanto. Con carta di riso. Canna di bambù. Basta
attaccare la spina e muovere la tastiera, collegare la stampante e spunta il topo. Sembra un cielo, ma è uno schermo. Uomo o
Donna o Neutro. Si tratta sempre di bip e poi bip. Si tratta sulla via del non senso. Si trova il cuore. Si tratta della luna. Astolfo,
Orlando, Rinaldo, Petrarca, Orwell, Gibson. Ci siete tuttiiiiii!?
Piccolo cinesino soffiante con giochi immaginifici. Marco Polo. Marco Polo. E' andato, al milione, casa editrice alla faccia della meloria, di genovesi taccagni e veneziani spreconi. Così è nata la Cina. Celeste. Impero. Cereste. Impelo. Tien An Li Mao Tze Ciu En Ciang. Tutti nel gioco. Tutti a battere le mani. Tutti a dare legnate. Mezza mela. Ascia bipenne. Archibugio. Luna tu ... ! Bastone che sembra un bastone. O spada che sembra una
spada. E' solo fantasticheria, sonno pomeridiano, fuga da triste, foglio tritato. Il numero è cinque: uno è incrociato, due è occhiuto, tre è strisciato, quattro è agguantato, cinque è cuore spezzato. Cin Cin è come un brindisi, ma è l'ora del the.
Lottatore immaginifico con sguardo ipnotico. Non fissare mai a lungo. Ti coglie la luna. Ti prende la sfinge. Ti colpisce un cannone. Succede spesso, quello che non succede mai. Si fà e si disfà. Come Penelope. Come giorno e come notte. Fino al giorno di Ulisse. Alla tensione dell'arco, al letto dell'albero, al
cieco del cane. All'inganno. Colomba come rozzezza. Volpe come candore. Come una lettera rubata. Come Poe. Come Lacan. Come Gogol. Tasso al tasso. Gerusalemme conquistata. Con visto turistico e sandali di plastica e maglietta di cotone e cappellino in testa e anello al dito e occhio al nikon.
Curiosità acquatiche e sonore di un uccello-ponte. Un delfino per sognare. Tutto un mare per morire. Un bel calibro per misure. Una stilo come pioggia dalla luna. Park per acque tutte scure. Un'ascia indiana lasciata andare. Tutto quanto, attorno a un ponte. Un ponte tutto a punte, con storie e segni in tutto il
corpo. Corpo d'uccello con becco a cono e testa umana. Molto greve per volare, come guerriero da acquattare. Suoni liquidi e
scivoli di pelle, come arpeggi di sirene. Allarmi sul fronte di pittura, sulla limina del nulla: solo segno. Un segno, una traccia, una pista. La via contorta del labirinto, la ricerca di uno sbocco.
Finis phantasie. Non c'è fine che tenga a lungo, sia di sogno che di veglia. Temerario è Giasone. Temerario Paperino. Ed anche Re Leone. Scatta un quiz ( ... ).
Profeta artificiale. Scassinatore nato. Ladro di natura. Detto elettronico. Fatto a pezzi. Meccano dei folli. Annuncio di freni e motori, oli e carburanti. Quid contro. Schiaffo alla natura. Tutto è convenzione, tesi ed antitesi, apologia e cataclisma, apoteosi e giudizio finale. Tutto partecipa al giubilo cromato, alla danza
ineffabile dei segni. E' un profeta, è un annuncio, è un avviso. D'artificio s'intende, di costruzione che risponde a logica interna, a referenza che non ha nulla, nell'oltre. Rimane se stessa, enigma innamorato, bionico figlio del tempo. Un giorno verrà. Si, verrà anche dopo la morte del sole, dopo la crisi dell'alba, l'oblio dei tramonti. Verrà, come tutto viene
con archi e corone, ma poi, inesorabilmente, va via.

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